Finché la bici va, lasciala andare Pt.2
..Dopo la curva eccolo lì, era un miraggio o era reale?
Si chiama Panperduto e si trovava esattamente a metà del nostro tragitto. Scoprimmo più avanti che sarebbe stato l'unico posto in cui ci saremmo potuti fermare e per fortuna ne abbiamo approfittato.
Panperduto funge da bar, da ristorante e da Bed&Breackfast, purtroppo però, per quanto io abbia insistito a rimanere un altro po', guidato dai miei compagni ho dovuto riprendere la marcia.
Non ci importava nulla dell'orario, avevamo tutto il giorno per arrivare a destinazione e dopo quella sosta ci sentivamo revitalizzati. Per fare la prima parte di tragitto ci abbiamo impiegato più o meno 5 ore.. la seconda? Sarà stata la leggerezza nello zaino, dato che avevamo finito l'acqua, sarà stata l'aerodinamicità mista a leggerezza fisica, dato che mi sono tolto la maglia e me la sono messa in testa, non lo so, ma ci abbiamo impiegato solo 2 ore. Ad un certo punto la spensieratezza che abbiamo avuto sulle sponde del Ticino, la calma che abbiamo avuto nel tornare indietro ad ogni errore e la pazienza con cui superavamo ogni ostacolo, si erano trasformate, con una maniacale ossessione di arrivare a destinazione, in rabbia verso tutto e tutti. Io, mingherlino e pigro, mi trovavo in prima fila. Come Bonifacio VIII nell'anti-inferno conduce di qua e di la la schiera dei dannati attraverso un'insegna, mentre api e vespe li tormentano, così io con una maglietta in testa conducevo quel gruppo di amici, mentre zanzare e macchine ci tormentavano.
Asfalto, terra, salite, discese, strettoie, strade chiuse.. ad un certo punto il Lago Maggiore. Mancava poco, eravamo quasi arrivati, mancava solo uno stradone tutto dritto e saremmo arrivati. Gli ultimi 6 km, poi potevamo anche morire, ma solo dopo quei 6 piccoli, lunghissimi kilometri. Spesso quando sono vicino all'arrivo o alla conclusione di qualcosa di impegnativo, il mio corpo tende a cedere. Lì no, una rush finale di 6km in cui ci superavamo a vicenda, come se avessimo appena iniziato a pedalare.
Ad un tratto, senza neanche farci caso, sulla destra ci troviamo un cartello bianco con scritta nera.
"ARONA"
Ci eravamo riusciti. Ora bisognava trovare il posto per fare il bagno, e in realtà non è stato neanche troppo difficile. Dopo esserci fermati al Carrefour e non prima che Caracalla abbia sbagliato ad aprire il freezer dei gelati e abbia sparato un'obrobria bestemmia contro una vecchietta, siamo andati alla ricerca della spiaggetta. Non avevamo grandi pretese quindi ci siamo fermati nel primo posto disponibile.
Fatte le 19:00 ci sembrava il caso di tornare e chi in treno (come me) e chi in bici, siamo tornati a casa. Pronti per festeggiare l'impresa e con una storia da raccontare.
Nessuno di noi però ha mai pensato fosse l'ultima biciclettata, tutti sapevamo che prima o poi, organizzati meglio, saremmo partiti di nuovo, verso una nuova destinazione, verso un altro lago..

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