La casa sull'albero Pt.1
Avete mai sentito parlare del sogno americano? il "Self-made man", letteralmente "l'uomo che si fa da solo", la persona che con le sue sole forze riesce a scalare la gerarchia sociale fino ad arrivare ai piani più alti della società. Nel pensiero collettivo statunitense, il "Sogno" è diventare presidente degli Stati Uniti. La possibilità che ogni uomo o donna possa auspicare alla carica più onorevole dell'intero paese, rende il cittadino fiero di vivere in quella nazione. Ma l'obbiettivo ultimo quale dovrebbe essere? Comandare il popolo o rappresentarlo? Senza troppa ipocrisia, il potere è sempre stato un punto debole dell'uomo. Non appena si ha tra le mani il potere di dirigere e il potere di comandare, ci facciamo prendere la mano. Il sogno americano non è altro che l'estremizzazione per descrivere qualcosa che in realtà è più vicina a noi di quanto pensiamo.
2015
Il mio quartiere
Quanti hanno guardato "Stand by me" e sono rimasti affascinati dalla casa sull'albero? E quanti leggendo "I ragazzi della via Pàl" sono rimasti colpiti ,oltre che dalla narrazione, anche dalla lotta tra ragazzi, fortini da proteggere, basi da assaltare e capanne da sabotare?
Io personalmente tantissimo ed è sempre stato un mio desiderio costruire qualcosa del genere con i miei amici. Avere un posto segreto dove stare dopo scuola, dove ritrovarsi, dove sedersi, dove parlare.
Vicino al mio quartiere fino al 2014 c'era un campo enorme, coltivato da un contadino e questo campo era diviso da schiere di alberi, se non in alcune zone da veri e propri boschetti. Ormai hanno costruito strade e palazzi, ma fino a 10 anni fa era tutto verde. Quando frequentai le medie venni a sapere che dentro quel campo, tra gli alberi, alcuni ragazzi avevano costruito la loro Base. In quel momento più precisamente erano 3 di ragazzi molto più grandi di noi, una costruita da ragazzi di un paio di anni più grandi e una da miei coetanei. Appena lo venni a sapere, era un venerdì me lo ricordo ancora, andai in quei campi a cercare un posticino per erigere il mio fortino. Con la mia piccola bici mi imbattei in una figura, intenta a rompere dei legni secchi dentro la boscaglia; era il Mastro insieme ad un suo amico che recuperavano del legno per fare il falò. Pur essendo in classe insieme e vedendolo tutti i giorni, quella era la prima volta che lo vedevo fuori casa e si presentò così. Inutile dire che rido ancora oggi al ricordo di quella scena. Da quel giorno uscimmo sempre insieme e in men che non si dica trovammo un bel posticino per la base.
Ora bisogna specificare una cosa; le basi non avevano mura chiaramente, quindi l'obbiettivo era nel farle nascoste, dove nessuno potesse vederle.. perchè? Per un solo motivo: non farsi notare. Chi costruiva la propria base li doveva stare attento al contadino, agli zingari e ai ragazzi delle altre basi. Tutti rubavano tutto a tutti, mentre i ragazzi di una base prendevano le cose dal contadino, altri ragazzi assaltavano la loro base per prendere le loro cose e, come contorno, c'erano anche gli zingari che non volevano farsi scappare l'occasione di spaccare e rubare. In quel bosco regnava l'anarchia. Era una guerra, chi più organizzato, chi meno. Tengo a precisare che non ci sono mai state lotte, era semplicemente un "prendi e scappa" o un "rompi e scappa". A meno che il contadino non te la buttasse giù, la tua base rimaneva in piedi, magari con qualche sedia mancante o qualche mattone in meno.
Alla fine della prima media io e i ragazzi della mia classe avevamo una base stupenda, dentro un albero-cespuglio, con il buco in mezzo per far uscire il fumo, nel caso avessimo voluto fare il falò, 4 sedie, dei semi, una pala, un'ascia per disboscare, un carrello della spesa e un paio di piantine.
Andava tutto bene, fin quando però un giorno qualcuno non lasciò dietro di sè le impronte che portavano alla base..
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