La locanda

Tre ragazzi discussero di un piano
Or meglio

Il piano era deciso ed affascinante
Rispettato quanto intrigante,
Il capo ne raccontava le prassi
Filosofeggiante.

Passar una macchina videro
Colma di onorevoli senatori
Onorati dal pregevole compito,
Di prender posto al tavolo.

Gloriosi ma preoccupati,
Giunti alla porta della locanda,
Una scritta parve loro tutt'altro che sicura,
"Lasciate ogni speranza o voi che entrate"

Con coraggio si spallaron,
E con veemenza si sedettero,
Li, dove la locanda era più buia,
Ma dove il fuoco ardeva di più.

Davanti loro un'impresa si palesò,
Il piano cominciò,
La prima birra fu ordinata,
Con di fianco di patatine fritte una portata.

La prima birra fu superata
A turno si promulgò lo status quo
Nel mentre Il Don,
Solo, con un sigarello, si allontanò

Ordinaron la rossa, belgica,
Tra le birre la più tristo,
La seconda birra fu ordinata,
Con di fianco di nachos una portata

Finita la birra in men che non si dica
Si fece sentir men che in testa che in vita
Alzando i tacchi e spostando le sedie
Nel bagno il continuo della storia risiede.

Mentre il Don divertito festeggiava
Non si sa ancor chi fu o come,
Un cazzotto da destra a sinistra andava
Mentre un calcio colmo di rabbia volava.

Pensante sul chi dare la colpa del malessere,
Se alle birre o alla scazzottata compatriota,
Si ritrovò da solo ancora una volta
Spensierato, pensando all'incubo ormai scampato.

Fu allora che il Mastro è la Guardia
partirono dalle scale e sfondarono le porte,
Causando sofferenza e mille mali,
A chi per disgrazia gli aveva messo davanti la sorte.

Con più birra in pancia che in testa neuroni,
Si ripresero, i quattro ubriaconi,
Diretti verso l'ormai compagno;
Il tavolo.

Giunti al terzo girone,
la terza birra fu ordinata e scolata,
A tratti dimenticata,
Se, con l'incubo che vissero, confrontata.

Uscenti da quell'inferno,
Una voce maligna entrò in quella mente,
Di colui che era appena entrato
Nel vittorioso gruppo degli eroi,

Come le sirene sussurrano ai marinai,
Di quella nave capitana da Odisseo,
Così la Guardia sentii quella voce tutt'altro che ingannevole,
Infondendogli l'eroico coraggio di Persèo

E con un gesto
Tutt'altro che onesto,
Ahimé,
Ci si buttò di petto.

Risate.
Altre risate.
Ancora risate.
Ad un certo punto un video.

La rabbia della vittima, visibile e incalcolabile,
Era regina della scena,
Sotto soltanto alcune frasi vigliacche,
"Io non snitcho, ma non sono stato io".

Ad un tratto colmi di birra,
Lui colmo di rabbia lo vidi lì,
Ad un tratto nulla era più divertente,
Lui scappò, ed io, dal rimorso, svenì

Rinsavì alle 11:30 del 13 giugno,
Con i miei compari al fianco,
dall'imbarazzo il volto bianco,
Quasi stanco.

L'onorevole Bernardo abbandonò innervosito,
Dowson ormai solo di questo ruolo insignito,
Propose luoghi e strade,
Ristoranti bar e camminate.

I Tozzo ci aveva raggiunti,
Con l'alcol e con il pensiero,
I marinai se la fecero a piedi verso il bar,
E Il Tozzo e Dowson a cavallo del destriero.

Un'unica direzione,
un solo destino,
Per poter raggiungere,
l'ormai tanto agognato paradiso.

Lo shottino della morte
Una destinazione d'appartenenza
Se si pensa,
Che rappresentava la nostra compravendita dell'indulgenza.

Un piccolo prezzo da pagare,
Per poter passare dalla mediocrità,
Attraverso il fiume Eunoè,
All'eterna felicità.

Lo shottino fu ordinato,
Nel mentre il portone del bagno spalancato,
Il Mastro, Pempo, la Guardia e il Don si prepararon,
All'ultimo istante da umano.

La sambuca nel bicchiere ci osservava
E noi osservammo lei,
Guardando i miei compagni capii
Che la sambuca era finita ed il peggio finì.

Prima di solcare il fiume e arrivar alle porte,
Un kebab di buona fortuna o di buona sorte,
Una seduta piacevole contornata dal fumo,
Guardando la luce che sovrastava il buio.

La macchina era vicina.. o non so,
Il destriero pronto a correre,
Ma prima perchè no,
Un incontro di box.

Il Tozzo contro la Guardia
La Guardia contro il Tozzo,
Il sangue imbrattava i muri,
E i compagni ci fermaron

Ero in netto vantaggio contro l'avversario,
Ma mi fermai, o il Mastro ci immobilizzò,
Anche se, ignaro,
quello era solo l'inizio.

Finalmente partiamo, il Tozzo decise
Direzione casa..
Direzione casa?
Il traghettatore ci derise.

Grazia Deledda patrona della scuola,
Osserva,
Impaurita,
L'ombrello del Don che vola,

Un calcio è bastato per romperlo,
Un altro per mandarlo dentro il recinto,
Il tentativo del Mastro di scavalcare,
Dato che il suo ombrello era dentro uguale.

Io e Pempo usiamo come casa un ramo,
Dato che la pioggia iniziava a scendere,
Dowson ed il Tozzo nascosti nel vano,
Il Don e il Mastro cercavano riparo invano.

Al Don ne mancava metà
Quello del Mastro era un metro più lungo,
Entrambi provati da calci e pugni,
Hanno deciso di buttarli.

Situazioni casuali che occuparono le ore,
Il Tozzo in contatto con la ragazza, in attesa,
Come hachiko alla stazione,
E il Mastro scappa dalla furia del pempone.

Nessuno si era accorto della sua decisione,
E in men che non si dica,
Le tre ragazze stavano per giungere
A quell'obrobria occupazione.

Avevamo da raggiungere un'ultima tappa,
Per concludere il nostro viaggio,
Dal passato non si scappa,
Quelle birre maledette sono state un'agonia

Giunte le tre ragazze,
Pioveva ancora se non sbaglio,
Una non ha voluto darci una sigaretta,
E il mastro è andato via.

Ricordando le gesta della serata,
Prima di dividerci un saluto stanco,
Con un macigno di tristezza,
Bilanciato da una splendida euforia.

Mi incammino verso casa,
Il Tozzo è andato a cercare il marinaio,
E il Don con Pempo
Nel tragitto, si son fatti compagnia.


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