Il Ritorno alla Locanda: "Si, signor marinaio"

Figlio di Sisifo e di Anticlea, re e capo di San Paolo, eroe della guerra dei Fraudo e suo amministratore.
La storia che leggerete non è di certo banale, nè può presentarsi come vacuo riassunto, al contrario, narrerò l'imperituro viaggio di Ulisse, le emozioni, gli incontri, le sventure e le credenze che, con il passare del tempo, sono andate mano a mano a smentirsi. 

Un vero capitano è nulla senza la sua ciurma, così come una ciurma è persa senza condottiero. Questo, Ulisse, lo sapeva bene, così come sapeva che il viaggio che stava per intraprendere sarebbe stato lungo e faticoso. Aveva quindi bisogno di scorte, sia di viveri ma soprattutto di coraggio, per questo si decise che il punto di incontro sarebbe stata la Terra dei Ciconi. Mentre la ciurma si riuniva in quel parco, tra Pisa e l'Abruzzo, decise di chiamare per l'ultima volta la sua adorata Penelope. 
All'alba delle 21:17 la ciurma contava 7 membri effettivi, 2 invece sarebbero saliti a bordo qualche tappa più avanti. I marinai erano pronti a salpare, a levare l'ancora, ma Ulisse timoroso, chissà se per il viaggio o se per la pericolosità dei suoi stessi compagni, sembrava non si volesse più staccare da quel cellulare che ora più che mai aveva il profumo di casa. 
Una clamorosa manifestazione collettiva di entusiastica approvazione accompagnò il gesto che portò dalle orecchie alla tasca il cellulare del condottiero. 
Ora, finalmente, si poteva iniziare a razziare quella terra, ora, finalmente, il viaggio poteva iniziare.

Le 12 anfore di vino regalate dal vecchio Marone erano diventate 2 bottiglie di spumante e anche se poche, alla ciurma, andava bene così.
Sono le 21:20 di un venerdì di Giugno e il più esperto tra i marinai fa volare il tappo del primo spumante con posa e maestria mai vista, poi ne versa il contenuto dentro i bicchieri. Spettava al più emozionato fare il brindisi iniziale, il brindisi che doveva infondere coraggio e audacia al gruppo, e così è stato. Ha dato ad ogni marinaio motivo per bere e remare e ha inaugurato la serata con l'inno adeguato cantando "Un amore così grande, un amore.. così". Tutti bevono e tutti finiscono in meno di un minuto, ora si attende il secondo spumante. Fatto volare anche di questo il tappo e bevuto, chi gustando e chi meno, la ciurma è pronta a partire. Direzione: Terre dei Lotofagi.

Il mare era agitato per colpa di una burrascosa tempesta di insulti ma la ciurma approdò sulla sponda di quelle terre dopo 20 minuti di camminata. Entrati a porte aperte con cordialità degna di una reggia, i marinai chiesero alla barista la loro specialità più forte, al contrario di Ulisse che astuto evitò di immischiarsi tra gli affari dei marinai. La barista arrivò e offrì loro il dolce frutto del loto. I marinai iniziarono a bere, qualcuno la finì subito scatenando preoccupazione ed euforia, qualcun altro invece con più fatica. Il frutto del loto è un frutto molto dolce ma aveva una particolarità: faceva perdere la memoria. Sarebbe stato un rischio per il viaggio perché avrebbe potuto far dimenticare ai marinai il vero significato di quella serata e gli avrebbe fatto credere che quel posto era il posto perfetto per passare una serata intera. Ulisse era ben consapevole del rischio, proprio per questo quando qualcuno iniziò a dire "mah tutto sommato è un bel posto" o "potremmo anche stare qua tutta la sera" ecco che ristabilì l'ordine e fece andare tutti fuori.

Iniziarono a camminare verso altre mete quando finalmente i due marinai sperduti chiamarono e si decise il punto di incontro: la Terra dei Ciclopi. Raggiunto il luogo, attraverso cori e ingiurie, anche questi due furono colpiti dalla maledizione più infausta, nonché non poter più tornare in patria.

Il cammino era lungo eppure, nella sua complicatezza, si prospettava una passeggiata tranquilla. La maggior parte, passo dopo passo, era pensierosa. Con la testa china avevano in mente solo una cosa. Tutti sapevano cosa aspettarsi ma nessuno aveva il coraggio di nominare quel posto. Non ci sarebbero state vie di mezzo; li attendeva una guerra.
Il clima di tensione e di paura peggiorò con l'avvicinarsi di un tizio, mezzo italiano e mezzo americano, mezzo criminale e mezzo con la cinta sbottonata, così coraggioso da pretendere una sigaretta praticamente già finita e alla frase corale "Ma c'è il covid" l'uomo rispose con astuzia hegeliana "il covid non esiste". Dopo questa inconfutabile prova che il superuomo di cui parlava Nietzsche esiste, al contrario del covid a quanto pare, la ciurma assistette ad un parapiglia non troppo amichevole tra due uomini al di fuori di un bar. Bottiglie di vetro frantumate, signorine indifese in fuga. Le menti più illuminate del gruppo, con la forma più alta di intelligenza, l'intuito, sostengono ancora oggi che la causa sia un furto non riuscito, che ha scaturito la rabbia della presunta vittima e di conseguenza la lite.

Erano le 23:00 quando la ciurma raggiunse la Terra dei Lestrigoni. La terra peggiore in cui potevano capitare, eppure un passo obbligato del loro viaggio. Timore? Si. Paura? Si. Coraggio? In abbondanza. I marinai erano pronti a sfidare quel popolo leggendario, composto da giganti antropofagi, quali i Lestrigoni. 7 Belgiche rosse. La guerra era ufficialmente iniziata. Per ordine del Re Antifate avrebbero dovuto uccidere i marinai, ma al contrario resistettero bene. Ulisse guidava e incitava i suoi uomini, mentre i 7 combattevano, l'ultimo marinaio prese il nemico da dietro. La guerra inferociva sul campo di battaglia e 4 marinai, finita la birra, mentre altri stavano ancora combattendo, andarono in bagno per l'ormai tradizionale scazzottata. Tornati, trovarono il loro compagno che nel frattempo aveva preso il nemico per vie traverse, seduto al bancone. Senza farselo ripetere, anzi, senza farselo nemmeno dire, si sedettero anche loro e ordinarono anche loro. Non si lascia un compagno da solo. Metà al bancone, metà al tavolo ad incitare senza successo l'ultimo marinaio. 
E' qui che accadde però un fatto su cui ancora oggi si discute. L'ultimo marinaio, pur definendosi tale, non finì la birra, ma volle passare alla terza direttamente. I conti non tornavano. Qualcuno doveva pagare qualcosa a qualcun altro. Qualcuno stava facendo il furbo. C'era un traditore. Un vile senza nè orgoglio nè dignità non aveva pagato la seconda birra. Invano i tentativi di trovarlo, perciò si decise di regalare una birra al marinaio sventurato dividendosi i costi. E' qui che si fa la storia, Ulisse lo sapeva bene. Finita anche la terza birra, il condottiero portò i suoi uomini per il retro del locale e trovate delle scale, salirono fino ad arrivare in cima. Sul tetto del mondo, videro la vittoria all'orizzonte. Scesero per dar manforte al marinaio che, aggiungendosi dopo, aveva ancora da lottare contro l'ultima birra. Finita anche quest'ultima il viaggio poteva riprendere, all'alba delle 00:30.

Per strada una figura amichevole venne riconosciuta. Paragonata al miglior estremo difensore del panorama calcistico, è stato un onore e un privilegio poterlo vedere mentre stringeva la mano del marinaio con la nomea del "miglior attaccante". Qualcuno esagerò e la felicità divenne un tripudio di urla e bestemmie allorché qualcuno con dimora nei paraggi gridò "Chiamo la polizia!" e ancora una volta, con il vero spirito di una ciurma, si urlarono ingiurie e frasi di sfida. "E chiamala" o "Ma vai a cagare" o chi più preoccupato "Ce ne stiamo andando". Nulla fermava quella tempesta di squallore che dello squallore non aveva ancora toccato il fondo.

Ad inizio serata, tra i marinai, c'era chi desiderava finire il viaggio tra le braccia della maga Circe. Tutti sapevano che quella voce melodiosa era solo un inganno, ma c'era chi non poteva farne a meno, per desiderio o per stimolo del viaggio. Ulisse era stato avvisato dal messaggero degli dèi, Ermes in persona, che entrando in quel posto senza precauzioni sarebbe stata una carneficina. Ancora una volta i marinai si salvarono proprio grazie ad Ermes che diede loro la ricetta per non diventare ludopatici: il moly. Un erba magica naturale che andava miscelata con acqua, zucchero ed anice stellato. Lo shottino della morte alla Sambuca, era la risposta a tutto. C'era solo un posto però in cui si poteva bere: la terra dei Cimmeri. Terra conosciuta in tutto il mondo per la sua inospitalità, perennemente avvolta dalla nebbia e dove non arriva mai il sole. E' qui che si è consumato il sacrificio e il brindisi, per far si che i marinai potessero bere la bevanda magica, contro gli stratagemmi di Circe, e Ulisse potesse parlare con l'anima di Tiresia, risalita dall'Erebo. Tiresia era un antico indovino che gli avrebbe predetto il continuo del suo viaggio. Si auspicava una notte ancora lunga. Finalmente la ciurma era pronta per salpare verso l'isola di Eea dove risiedeva la maga. Alcuni contrari non seguirono il loro comandante e si incamminarono a piedi nel tentativo di superare il regno di Ade.
I marinai che entrarono dentro il regno di Circe ci rimasero poco, il tempo di perdere un paio di euro, di mangiare qualcosa e di scontrarsi contro un suo servo per un incomprensione su quale vivanda portare al tavolo. Una focaccia, una focaccia o una focaccia, non si poteva sapere nemmeno il contorno, potevi solo dire "va bene focaccia". Fatta in barba alla vecchia ma bellissima maga, Ulisse e i suoi fedelissimi 4 raggiunsero il resto della ciurma, grazie all'amicizia che uno aveva  instaurato con Caronte, che decise di regalargli la sua Kia.

Dopo il lungo cammino per le terre di Ade e l'uscita da esse, tutti i marinai si ritrovarono dopo una violentissima tempesta presso le sponde dell'isola Ogigia, dimora di Calipso. La leggenda narra che i marinai rimasero li seduti su quel marciapiede per 7 anni. Solo alle lacrime di Ulisse e di alcuni compagni si smossero gli animi e due marinai tornarono in patria. Ulisse fu riaccompagnato grazie al regalo di Caronte mentre i restanti 6 proseguirono il loro viaggio verso la terra di Scheria, presso il popolo dei Feaci. 
Ultimo dei tasselli, prima di procedere verso l'ultima tappa un marinaio improvvisò una chiamata con il re dei Feaci e al termine, prima dei saluti, aggiunse "5 minuti e siamo li". Non stava scherzando. Riposto il marinaio più fastidioso dentro il baule, la macchina partì, a tratti impennando, sprizzando euforia da tutti i pori. L'ospitalità con pizze e bevande non poteva che essere la cornice perfetta di un quadro che vorresti vedere e rivedere più volte. Emozioni forti, speranze, fraternità, incitazioni, euforia.

Questa è la storia di Ulisse, Figlio di Sisifo e di Anticlea, re e capo di San Paolo, eroe della guerra dei Fraudo e suo amministratore, accompagnato dai suoi marinai, ora e per sempre, fedeli compagni di viaggio.













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